Nelle sale del cinquecentesco Palazzo Gabrielli, che mantiene tracce della struttura medievale quali la porta del morto, è ospitato il Museo Civico Archeologico di Sarteano, a pochi passi dalla centrale Piazza XXIV Giugno. I reperti che illustrano la storia del territorio provengono sia da scavi del XIX e XX secolo che erano a suo tempo confluiti nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze e sono rientrati a Sarteano nel 1997, quando è stata aperta la nuova sede espositiva, sia dagli scavi che in questi anni sta conducendo il Museo con il locale Gruppo Archeologico Etruria e che stanno portando a scoperte di eccezionale rilievo.

Lungo un percorso topografico e cronologico si snodano le testimonianze dell’occupazione umana nel territorio di Sarteano, senza soluzione di continuità dal neolitico all’età moderna, e che ha lasciato tracce ricchissime e significative soprattutto nella fase etrusca, dal IX al I sec. a. C.. Nonostante un saccheggio durato secoli, le sterminate necropoli etrusche che coprono il territorio mostrano ancora la loro importanza: quelle esposte nella prima sala provenienti da Sferracavalli che, oltre ad alcune testimonianze di fine IX sec. a. C., copre con le sue sepolture a pozzetto l’VIII e anche la prima metà del VII sec. a. C. o le tombe di Poggio Rotondo. In entrambe le necropoli alle povere ceramiche d’impasto si aggiungono i numerosi oggetti in bronzo di ornamento personale.


Significativo il canopo (cinerario in forma umana) da Macchiapiana con coperchio a ciotola capovolta, come passaggio dalle ciotole dei biconici villanoviani alle teste dei cano
pi evoluti, rinvenuto all’interno di una tomba a ziro. E sempre dalla necropoli di Macchiapiana proviene la piccolo tomba a camera ricostruita nella seconda sala, dove troneggia il canopo femminile su trono, sicuramente ossuario di una donna di alto rango che deteneva il potere, come dimostra anche il piccolo modello di ascia in terracotta che tiene tra le mani – simbolo di potere nella società aristocratica del periodo tardo-orientalizzante (630-620 a. C.) -. Anche i reperti dalle altre tombe tardo-orientalizzanti e arcaiche, come le belle anfore decorate con fascia a cilindretto o i vasi etrusco-corinzi, dimostrano una continuità in una fase in cui comunque le sedi insediative si spostano dalle alte colline ad ovest di Sarteano alle propaggini del pianoro verso la val di Chiana, più prossimi a Chiusi.


Nella terza sala è esposto l’importante cippo in pietra fetida dalla località S. Angelo ch
e rappr
esenta sui suoi quattro lati le scene riferibili ad una cerimonia funebre etrusca: la prothesis, ovvero l’esposizione del cadavere, il pianto dei parenti e delle lamentatrici, la danza rituale con il bel suonatore di doppio flauto e la corsa dei cavalli, uno dei giochi fatti durante il funerale. Nelle vetrine sono esposti i reperti di V e IV sec. a. C. provenienti dalla necropoli della Palazzina, indagata tra il 1996-97, che ha permesso la scoperta di una tomba con tracce di pittura, di importanti ceramiche dipinte sia a figure rosse, sia sovradipinte – come l’elegante stamnos del Gruppo Vagnonville- , sia d’importazione attica.
Assolutamente sensazionali sono gli scavi, iniziati nel 2000, nella necropoli delle Pianacce a cui è dedicato il piano inferiore del Museo. Innanzi tutto la scoperta di una straordinaria tomba dipinta della seconda metà del IV sec. a. C. con scene uniche in Etruria come quel
la che ha dato il nome al monumento: Tomba della Quadriga Infernale. Il demone Charun raffigurato come auriga che
ha appena lasciato l’anima nell’Ade, due defunti a banchetto, un serpente a tre teste di dimensioni eccezionali e dai colori vivacissimi quale mostro sotterraneo dell’Oltretomba ed infine un ippocampo. Della tomba, visitabile settimanalmente su prenotazione presso il Museo, sono presentati sia il corredo ceramico, con belle coppe a figure rosse, sia la riproduzione delle pitture. Sempre dalla necropoli delle Pianacce provengono altre coppe sempre del Gruppo Clusium con scene di satiri e menadi e oggetti eccezionali, quali la maschera di sileno in piombo che decorava il coperchio displuviato di un sarcofago in pietra serena o il bel manico in osso di bastone rituale con elegante guerriero in stile policleteo a rilievo. Gli straordinari corredi delle Pianacce occupano l’ultima sezione del Museo, dove sono presenti anche le testimonianze romane dell’occupazione del territorio, legata ad edifici termali in prossimità di sorgenti, decorati in alcuni casi da belle lastre fittili del tipo Campana, come quelle di Colombaio o da statue, come quella a cui doveva appartenere anche il ritratto di età giulio claudia reimpiegato nella Chiesa di S. Lorenzo, a denotare il grande lusso anche della fase romana a Sarteano.
 
EVENTI 
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