Quattro passi per Sarteano

Quattro passi per Sarteano è un percorso ideale per visitare i luoghi più interessanti e significativi del centro storico del paese, passeggiando tra le strette vie del borgo tra palazzi storici appartenuti a famiglie nobili e chiese antiche, ex-conventi e naturalmente la Rocca.

Si parte dalla piazza principale, Piazza Domenico Bargagli, appena fuori le mura, e ci si dirige verso la Porta di mezzo, passato l’arco si gira subito a sinistra in Corso Garibaldi. Il primo palazzo che s’incontra alla nostra destra è il palazzo dei Goti XIII sec. Attualmente vi si trova la sede dell’Unione dei Comuni Val di ChianaSenese; sul lato opposto al n. 7 l’ingresso del Municipio e accanto, al n. 9, la sede della Pro loco, dove vale la pena entrare e munirsi di documentazione inerente sia il paese sia il suo territorio. Sul lato opposto, n. 36 il palazzo Sisti XV sec. e palazzo Berdini del XIV sec. Sul lato sinistro a n. 49 palazzo Cospi Forneris del XV sec., poco più avanti al n. 61 palazzo Paperoni XVI sec. il cui stemma si nota sopra l’arco della porta stessa. Si narra che un componente della famiglia, immigrato negli Stati Uniti abbia lavorato per la Disney e che dal suo cognome abbiano tratto ispirazione per chiamare “Donald Duck” e “Uncle Scrooge”, troppo difficile da pronunciare, in Paperino e Paperon dei Paperoni della versione italiana. La cosa sembra documentata e a noi piace credere sia vero. Subito accanto invece si trova la chiesa del Suffragio. Poco più avanti, la piazza di S. Lorenzo che prende il nome dalla Collegiata di S. Lorenzo; è molto accogliente ed ha un’acustica notevole, tanto che spesso viene utilizzata come teatro all’aperto.

La Collegiata di S. Lorenzo (1576) contiene una Tavola dell’Annunciazione del 1500 di Girolamo del Pacchia, diviso in due metà alla sinistra dell’altare maggiore la Cappella della Madonna del Buon Consiglio. Dietro l’altare maggiore si trova un coro ligneo intarsiato del 1516 e la tomba di famiglia dei Tedeschini Piccolomini, genitori di Papa Pio III a sua volta parente stretto del più famoso Pio II che ha dato il nome alla città di Pienza; un tabernacolo in marmo del 1513 scolpito dal Marrina; una statua lignea di Cristo legato ad una colonna in un unico blocco, della seconda metà del 1700 detta “ECCE HOMO” (Ecco l’Uomo, Ponzio Pilato); una statua di San Rocco del 1794 particolarmente legata, in passato, alla Giostra del Saracino. Inoltre, lungo la navata in alto, si possono ammirare i finestroni in vetro intarsiato con gli stemmi di famiglie nobili sarteanesi oltre a numerose tele di scuola senese e fiorentina del 1400 e 1500 lungo le pareti.

All’interno della piazza di S. Lorenzo spicca Palazzo Cennini 1495, con bella facciata in cotto listata da travertini ed il caratteristico stemma della famiglia Cennini Salamandri raffigurante una salamandra stilizzata avvolta nelle fiamme. All’interno del palazzo si trova uno dei luoghi più suggestivi del paese: il Chiostro. Si tratta di un cortile del XV sec., ricco di storia e di tradizione, che conserva inalterati l’architettura ed il fascino del suo tempo. Il Chiostro faceva parte della Fattoria di Martignano ed è stato da sempre utilizzato per la conservazione e la lavorazione dei prodotti agricoli. In ogni ambiente del Chiostro, come la cantina, i granai, le grotte, si respira l’aria di questa tradizione antica, propria delle nostre terre. A Sarteano, la Famiglia Cozzi Lepri, proprietaria dell’immobile, ha trasformato il Chiostro Cennini in un magnifico Ristorante-Lounge Bar ed è disponibile a far visitare il Chiostro, dove, tra l’altro, è possibile mangiare, fare degli aperitivi, ascoltare musica Live, degustare i prodotti tipici toscani, acquistare vino e olio. La struttura è in grado di ospitare piccoli eventi e banchetti.

Proseguendo avanti, prima di superare la Porta Monalda, a destra, salendo per via S. Angelo, via della Pergola ed ancora a sinistra per via del Forte, si arriva ad una piazzetta dalla quale si vede la parte nuova del paese e in lontananza, la città di Chianciano. Volendo, si può proseguire verso un camminamento che segue le mura esterne del castello. Tornando indietro, prendendo via del Mandorlo, si possono notare, lungo il percorso, dei grandi blocchi di travertino su cui sono poggiate, le mura della rocca. Continuando, sulla destra si possono notare, degli orti delle case sottostanti quasi al livello dei tetti. In lontananza si staglia, l’imponente Monte Cetona e la strada che porta verso Radicofani (una delle strade che si congiungevano alla Via Francigena). Poco più avanti, la via si restringe per poi sfociare nella Piazzetta della Chiesina: sulla sinistra infatti vi è una piccola cappella dedicata a Maria Gratia Mater; accanto vi è un cancello, attraverso il quale si accede alla Rocca. Quest’ultima è una struttura prettamente difensiva, costruita sull’acropoli del paese, assegnata ai Conti Manenti, la cui prima attestazione documentaria, risale al 1038, anche se il suo aspetto attuale è del XV secolo, dovuto prima all’intervento del Vecchietta e dal secolo successivo dovuto alla sistemazione definitiva dell’architetto Baldassarre Peruzzi. Nel 2000 la struttura è divenuta pubblica, insieme al parco circostante a testimoniare gli antichi fasti, quando rappresentava un rifugio inespugnabile nelle lotte tra Siena, Perugia e Orvieto. L’orario di apertura al pubblico è segnalato al cancello d’ingresso. Di fronte alla chiesina si trova la ex Residenza dei Conti Fanelli, ultimi tenutari della Rocca, da cui avevano accesso diretto al castello, attraverso un passaggio sopraelevato visibile tuttora. Proseguendo a sinistra, per via dei Lecci, leggermente in salita, si passa sotto il vecchio passaggio appena menzionato e si prosegue verso il Convento di S. Chiara, oggi trasformato in un Albergo Ristorante. Il complesso edilizio fu acquistato dalla Famiglia Grilli Bavaro di Milano e dal 1968 che iniziò la ristrutturazione del Convento ad opera dell’Arch. Giorgio Grilli. Con la nuova gestione, subentrata nel 1994 dalla “Famiglia Morgantini” sono stati apportati notevoli interventi di ristrutturazione e di restauro conservativo in modo da riacquistare le sue peculiari caratteristiche architettoniche ed ambientali. La Residenza Santa Chiara, edificata direttamente sulle mura castellane di Sarteano, offre ai suoi ospiti, antichi spazi e di riposanti silenzi.

Continuando in discesa, a destra per la Costa di S. Chiara, si arriva a Piazza S. Martino e alla Chiesa omonima, adesso trasformata in Sala d’Arte Domenico Beccafumi in onore all’artista del dipinto dell’Annunciazione che si trova all’interno della stessa Chiesa. La Sala ospita insieme al corredo di dipinti proveniente dall’antica chiesa di S. Martino in foro, distrutta nel 1841, alcune opere d’arte e arredi sacri dal XIV al XVIII secolo delle chiese di Sarteano e del territorio. Sono visibili due dipinti su tavola di Jacopo di Mino del Pellicciaio, la Madonna col Bambino detta “Madonna del cardellino” (datato 1342?) e il polittico raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Giovanni evangelista da S. Francesco; la tavola centinata di Andrea di Niccolò con la Madonna col Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano, il capolavoro dell’attività estrema di Domenico Beccafumi l’Annunciazione (1545-46), e le due tavole dell’Angelo annunciante e della Vergine Annunciata di Girolamo del Pacchia (da S. Lorenzo) del 1514 circa; infine una Madonna col Bambino in terracotta, di artista senese degli inizi del sec. XV (Giovanni Turino?) e un piccolo Crocifisso ligneo per la devozione privata riferito ad Antonio da Sangallo. Tra le opere più tarde sono esposte una bella tela di cultura manierista del fiorentino Niccolò Betti con l’Effusio Sanguinis (da Castiglioncello del Trinoro), quindi le grandi pale d’altare con la Visitazione di Matteo Rosselli (prima metà del sec. XVII) e con la Madonna in gloria col Bambino e Santi di Vincenzo Rustici (inizi del sec. XVII), una tavola di San Martino di scuola nordica; un quadro della Madonna di Pompei del pittore sarteanese Tullio Morgantini. Il campanile, pur modesto, ospita una delle campane più antiche d’Italia, risalente al 1282; uscendo dalla chiesa, a sinistra, a poca distanza, si nota la Porta Umbra.

Dalla Piazza di S. Martino, tornando verso il centro, si passa sotto l’antica Porta Umbra e ci si dirige verso via Roma. Sul lato sinistro sinistro si trova Palazzo Gabrielli, edificio cinquecentesco, ma d’impianto medievale, che ospita il Museo Civico Archeologico. Si tratta di un’acquisizione recente che ha permesso di riportare nel territorio di origine almeno una parte dello straordinario patrimonio archeologico di questa zona così ricca di storia. In particolar modo le necropoli etrusche, alcune delle quali visitabili, hanno restituito, anche in tempi recenti, bellissime ceramiche dipinte, oggetti in bronzo e oro, oltre ai caratteristici “canopi” (ossuari antropomorfi di VII sec. a. C.) della fase più antica. Uno di questi di straordinario impatto visivo raffigurante una defunta aristocratica su un trono di pietra è il simbolo del Museo e rappresenta una aristocratica vissuta nella seconda metà del VII sec. a. C. che, probabilmente alla morte del marito, aveva assunto temporaneamente il comando della comunità. Infatti l’ascia bipenne che tiene in mano nella società aristocratica tardo orientalizzante è un simbolo di potere che, unito al trono su cui è seduta, simboleggia un ruolo di alto rango, mentre accanto ad essa il figlio è sepolto in posizione secondaria. Un altro pezzo di grande interesse del Museo è il cippo in pietra fetida da S. Angelo della fine del VI sec. a. C. con la rappresentazione sui quattro lati di un funerale etrusco: l’esposizione del defunto, le lamentatrici, la danza rituale e le gare con le corse dei cavalli. Al piano inferiore del Museo sono esposti i meravigliosi corredi di ceramiche figurate, ori, sculture in pietra fetida rinvenuti in questi ultimi anni nella necropoli delle Pianacce, oltre alla riproduzione delle pitture e al corredo dell’ormai famosa Tomba della Quadriga Infernale, scoperta nel 2003. Questa, visitabile tutti i sabati su prenotazione al Museo, è posta a meno di un chilometro da Sarteano per la strada che porta a Cetona, nella necropoli delle Pianacce. In una struttura ipogeica di grande suggestione, all’interno di uno splendido contesto paesaggistico, si conserva uno dei cicli pittorici più significativi dell’arte etrusca di IV sec. a. C.

Di fronte al Museo, invece, al n. 25 si trova l’altro Palazzo gentilizio della famiglia Piccolomini del XV sec. con il suo bel chiostro interno. Proseguendo per via Roma, sempre sul lato sinistro, si nota una strana porta che parte da circa un metro e mezzo da terra si tratta della Porta del Morto, (insolita in Toscana in quanto più comune in Umbria), porta attraverso la quale venivano traslate le salme direttamente sul carro, per poi portarle al cimitero. Continuando a camminare sulla destra al n… Palazzo Preziani del XV sec. la cui facciata è di notevole bellezza e attaccato ad esso il Palazzo del Podestà. A questo punto siamo già in piazza XXIV giugno, cuore del centro storico del Paese. Sulla piazza si affaccia un altro gioiello di Sarteano, recentemente restituito alla comunità, e si tratta del delizioso Teatro settecentesco degli Arrischianti in cui i ricchi stucchi ottocenteschi e i dettagli curati nel recente restauro creano un insieme armonioso ed elegante. Inoltre, la complessa struttura lignea produce una perfetta acustica sfruttata per concerti e spettacoli di prosa che fanno del piccolo e grazioso Teatro, un vivo polo culturale. L’orario di apertura al pubblico è segnalato al portone d’ingresso sotto le Logge Comunali.

Da Piazza XXIV giugno si può imboccare una strada leggermente in salita, Via dei Goti, ove al n.15 si trova la casa che ha dato i natali a Papa Pio III (Francesco Tedeschini Piccolomini, nipote del più noto Papa Pio II), il quale a causa della sua morte, purtroppo, pontificò solo 27 giorni. Oggi la casa di Pio III è stata recentemente ristrutturata e recuperata grazie alla volontà di due fratelli, Guido e Chiara Petrella che, affidandosi alle maestrie e agli artigiani sarteanesi, l’hanno trasformata in una meravigliosa e accogliente struttura ricettiva, mostrando di saper mescolare insieme l’antico e al gusto moderno. Scendendo dalla “Costa di Piazza XXIV Giugno” verso la Piazza sottostante dedicata alla famiglia Bargagli, si nota subito la Chiesa di S. Francesco con la sua bella facciata della fine del XV sec. e un campanile del XVII sec. Ad essa è annessa la struttura dell’ex convento incorporato nel Palazzo Bargagli. Seguendo la strada che porta al cimitero costeggiando il muro in pietra del torrione a forma cilindrica (da Piazza Bargagli a via Marconi e oltre la Porta Umbra) si raggiungono i resti della Chiesa romanica di S. Vittoria dell’XI secolo, priva del tetto, ma con i resti della parte absidale e con importanti elementi scultorei, oggi utilizzata per spettacoli e concerti, così da essere rinominata Chiesa Teatro Santa Vittoria. Sulla sinistra è possibile prendere, Via della Rocca, una strada bianca che passa sotto alle mura e al torrione del Castello fino ad arrivare al ponte di Via del forte, poi da lì scendere passando per tutte le stradine del centro storico che si ricongiungono infine alla piazza principale e ritornare in questo modo al punto di partenza.